La giustizia climatica è un approccio che riconosce gli impatti sproporzionati dei cambiamenti climatici sulle popolazioni emarginate e vulnerabili. Sottolinea la distribuzione equa sia degli oneri dei cambiamenti climatici sia degli sforzi per mitigarli, assicurando che coloro che sono meno responsabili dei cambiamenti climatici non ne siano ingiustamente colpiti.

La frammentazione dell’habitat è il processo attraverso il quale ampi habitat continui vengono suddivisi in piccole aree isolate, spesso a causa di attività umane come lo sviluppo urbano, l’agricoltura e la costruzione di strade. Questa suddivisione interrompe gli ecosistemi, portando a una riduzione della biodiversità e a interazioni alterate tra le specie.

La mitigazione si riferisce all’atto di ridurre la gravità, la serietà o la nocività di qualcosa. Nel contesto dei cambiamenti climatici, la mitigazione implica sforzi per diminuire o prevenire l’emissione di gas serra, con l’obiettivo di limitare l’entità del riscaldamento futuro. Ciò può essere realizzato attraverso l’adozione di fonti di energia rinnovabile, il miglioramento dell’efficienza energetica e la promozione di pratiche di uso del suolo sostenibili.

Un punto di non ritorno è il momento critico in una situazione, processo o sistema in cui un piccolo cambiamento provoca una trasformazione significativa e spesso irreversibile. Nel contesto dei cambiamenti climatici, si riferisce a soglie all’interno dei sistemi climatici terrestri che, una volta superate, possono innescare cicli di retroazione auto-rinforzanti, causando cambiamenti ambientali sostanziali e potenzialmente irreversibili.

Il Particolato 2.5 (PM2.5) si riferisce a particelle inalabili fini con diametri generalmente pari o inferiori a 2,5 micrometri. Queste particelle possono essere composte da vari componenti, tra cui acidi, sostanze chimiche organiche, metalli e particelle di suolo o polvere. A causa delle loro ridotte dimensioni, le particelle PM2.5 possono penetrare profondamente nei polmoni e persino entrare nel flusso sanguigno, comportando rischi significativi per la salute, come malattie cardiache e polmonari.

La deforestazione è la rimozione intenzionale o il diradamento delle foreste da parte dell’uomo per rendere il terreno disponibile per altri usi, come l’agricoltura, lo sviluppo urbano o l’estrazione mineraria. Questo processo porta alla perdita di aree forestali, causando la distruzione degli habitat, la perdita di biodiversità e contribuendo ai cambiamenti climatici.

La desertificazione è il processo di degrado delle terre nelle aree aride, semi-aride e sub-umide secche, attribuibile a varie cause, tra cui variazioni climatiche e attività umane. Questo fenomeno porta alla perdita di produttività del suolo e alla trasformazione di terre fertili in deserti.

La sostenibilità è la capacità di mantenere o supportare un processo nel tempo. In ambito ambientale ed economico, indica uno sviluppo che soddisfa i bisogni attuali senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare i propri. Questo concetto si basa su tre pilastri principali: sostenibilità ambientale, economica e sociale.

La criòsfera comprende tutte le regioni della superficie terrestre dove l’acqua si trova in forma solida, inclusi il manto nevoso, i ghiacciai, le calotte glaciali, le piattaforme di ghiaccio, il ghiaccio marino e il permafrost. Queste aree congelate svolgono un ruolo cruciale nel sistema climatico terrestre riflettendo la radiazione solare e regolando le temperature globali.

Una piena improvvisa è un evento di inondazione rapido e intenso che si verifica entro sei ore da precipitazioni abbondanti o eccessive, cedimenti di dighe o argini, o improvvisi rilasci d’acqua. Queste inondazioni sono caratterizzate dalla loro rapida insorgenza e possono causare danni significativi a causa dell’alta velocità del flusso d’acqua.